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Concetti base di fotografia, ripresa e videoediting

Concetti base di fotografia, ripresa e videoediting : tutto cio´che devi sapere per impostare al meglio la videocamera del tuo drone.

La videocamera montata sul Mavik 2 Pro (o quelle montate su droni di fascia alta) permette di impostare manualmente molti parametri che permettono di sfruttare al massimo le caratteristiche del sensore e ottenere filmati/immagini di qualita´ superiore.
Per poterlo fare pero´,  si deve sapere cosa tali parametri significhino.

Quando premiamo il pulsante di scatto sulla macchina fotografica, per un breve intervallo di tempo la luce attraversa l’obiettivo e colpisce il sensore fissandosi in un’immagine (il processo è più complesso, ma per ora ci basta sapere questo).

Quindi, scattare una foto significa, all´incirca, catturare la luce che proviene dalla scena che stiamo inquadrando. La misura della quantità di luce che colpisce il sensore è detta esposizione.

Una foto è sovraesposta quando alcuni dettagli vengono persi a causa di una quantità eccessiva di luce che raggiunge il sensore. Una foto è sottoesposta quando alcuni dettagli vengono persi poiché la luce che colpisce il sensore è troppo poca.

Triangolo dell´esposizione

I parametri che regolano l’esposizione sono tre:

apertura (odiaframma), indica la dimensione dell’apertura del diaframma, che si trova all’interno dell’obiettivo, nel momento in cui si scatta la foto (maggiore è l’apertura, maggiore è la quantità di luce che entra). L’apertura si misura utilizzando un’unità di misura particolare, che probabilmente hai letto sugli obiettivi o sulle loro confezioni e si indica con la lettera f seguita da un numero (oppure dalla f seguita dalla barra e da un numero). Possiamo avere ad esempio l’apertura paria f2.8 oppure f11 oppure f32.
La cosa fondamentale da tenere a mente è che a valori inferiori corrisponde un’apertura maggiore del diaframma.
I possibili valori dell’apertura si distribuiscono lungo una scala che segue una progressione geometrica:
f1, f1.4, f2, f2.8, f4, f5.6, f8, f11, f16, f22, f32, f45, f64
I valori in questa scala sono chiamati in molti modi, tra cui numeri f o f/stop o diaframmi. In particolare, la scala qui sopra comprende gli f/stop interi. Scendendo lungo la scala (ovvero aumentando l’apertura), ad ogni stop la quantità di luce che entra nell’obiettivo viene raddoppiata.
Tra tutti gli aspetti di una fotografia su cui l’apertura influisce, la profondità di campo è assolutamente il più importante. In poche parole, la profondità di campo indica quanta parte della foto è a fuoco.
La porzione di immagine che risulterà a fuoco dipende sia dall’apertura che dalla distanza relativa tra il fotografo e il soggetto messo a fuoco e tra il soggetto e lo sfondo.

Potremmo a grandi linee riassumere dicendo che:

gli f/stop inferiori a f/8, sono quelli che servono ad isolare i soggetti perché permettono di sfocare porzioni di immagine anche molto ampie (sopratutto da f/2.8 in giù);

gli f/stop f/8 ed f/11 corrispondono ad aperture generiche, diciamo multiuso, da usare quando non è importante isolare un singolo soggetto o al contrario avere la scena completamente a fuoco;

gli f/stop superiori ad f/11, invece, sono quelli da usare quando con la foto che stiamo scattando vogliamo raccontare una storia, che avrà un inizio, uno svolgimento e una fine, ovvero un primo piano, un piano intermedio ed uno sfondo, e vogliamo che tutti e tre siano perfettamente a fuoco.

tempo di esposizione (o shutterspeed), indica l’ampiezza dell’intervallo di tempo durante il quale l’otturatore rimane aperto (più lungo intervallo di tempo, maggiore è la quantità di luce che entra).
Il tempo di esposizione si misura in secondi o infrazioni di secondo (ad esempio 4’’ o 1/125 s).
Ogni stop intero si ottiene dividendo o moltiplicando per 2 lo stop precedente e arrotondando all’intero. Il valore dipartenza è 1 secondo.
Un sottoinsieme della scala potrebbe essere quindi 1/1000s 1/500s 1/250s 1/125s 1/60s 1/30s 1/15s 1/8s 1/4s 1/2s 1s 2s4s…

Anche per il tempo di esposizione possiamo dire che esso non concorre solo alla determinazione della corretta quantità di luce che raggiungerà il sensore della macchina fotografica. Esso può avere un grosso impatto sull’estetica della foto, quindi anche il tempo di esposizione costituisce uno strumento artistico nelle mani del fotografo.

ISO, indica la sensibilità alla luce del sensore.
Il minimo valore di ISO possibile al giorno d’oggi è 50 e la scala dell’ISO è la seguente: 50 100 200400 800 1600 3200 6400 12800.

Purtroppo aumentare l’ISO e quindi la sensibilità alla luce del sensore, amplifica il segnale ricevuto dal sensore, quindi anche il rumore che in esso è presente normalmente. Perciò foto con valori di ISO alti possono presentare alti livelli di rumore.
Il rumore si manifesta nelle foto principalmente come una perdita di nitidezza e la comparsa di macchioline colorate, visibili soprattutto in corrispondenza delle aree scure.

Tutte le macchine fotografiche digitali (comprese quelle montate sui droni di una certa fascia) permettono di regolare questi tre parametri.

Assieme, apertura, tempo di esposizione e ISO formano il triangolo dell’esposizione.

Inoltre, essi influiscono considerevolmente sull’esteticadella foto.
Di conseguenza una loro conoscenza approfondita permette un maggior controllo creativo e qualitativo sulle foto.

I tre parametri nel triangolo dell’esposizione sono strettamente legati tra loro; infatti, per far sì che la stessa quantità di luce raggiunga il sensore possono essere utilizzate molteplici combinazioni di apertura, tempo di esposizione e ISO.

Per quanto riguarda la ripresa video, a quanto sopra indicato va aggiunto un altro parametro:

FPS (Frameper second): Le ultime action cam (tipo go pro hero 7) o la videocamera montata sul Phantom 4 versione 2 permettono di registrare video in 4K a 60fps, mentre normalmente si ha la possibilita´ di registrare in 4k a 30fps.

La regola dice che il valore di shutter speed dovrebbe essere doppio rispetto al valore di fps; quindi supponendo di registrare video a 30fps, dovremmo impostare un valore di shutter speed di 1/60.
Per riuscire a districarci in questa moltitudine di parametri ci viene in aiuto l´App di PolarPro (ne ho parlato qui) che ci fornira´ un aiuto nella scelta dei parametri da impostare ed eventualmente ci suggerira´ quali filtri ND (Natural Density) andranno applicati.

Codec e container

Partiamo dalle basi, e ragioniamo sul modo in cui è fatto un file video qualsiasi.

C´e´ la parte video, ovvero quello che vediamo sullo schermo. Le informazioni per il video sono contenute in uno (o più, ci sono eccezioni) file.
Poi c’è l’audio, che è chiaramente quello che sentiamo e che è contenuto in un altro file.
Infine ci sono i metadati, cioè dati che descrivono dati: questo file descrive le caratteristiche fondamentali degli altri due file, dal formato dell’audio e del video, al bitrate, agli eventuali sottotitoli, alla data di registrazione e il CODEC

Ora prendiamo tutto questo materiale e raggruppiamolo.
Abbiamo un contenitore, o container.Il container è quindi un file (o un insieme di file) che contiene al suo interno tutto quello che è necessario al computer per riprodurre un video.

I container sono individuati semplicemente grazie all’estensione dei file, e ce ne sono davvero molti, realizzati da vari consorzi o da aziende private.
Ci sono container che essendo realizzati da privati sono in qualche modo limitati nella loro utilizzabilità, e altri che sono universali perché realizzati secondo modalità open source, ma che per qualche motivo tecnico o di opportunità commerciale non sono così diffusi.

Alcuni tra i container più famosi sono AVI, FLV, MPEG, MOV, MKV, MP4 ecc

Il CODEC video è un sistema per la compressione e la decompressione di dati, per rendere più agevole la loro conservazione e riproduzione.
Un´ importante distinzione nei CODEC riguarda la loro caratteristica di essere lossy (con perdita di dati) o lossless (senza perdita di dati). 

LOSSY: il file risultante non conserverà tutte le informazioni registrate dal sensore ma sarà più compatto e quindi immagazzinabile in spazi più piccoli – che siano la nostra scheda di registrazione o l’hard disk in cui conserviamo i dati – a discapito però della qualità di immagine.

LOSSLESS: sono quelli utilizzati nelle apparecchiature professionali, e fanno sì che non si perdano dati tra un passaggio e l’altro della filiera della registrazione dell’immagine. Per contro un formato lossless implica che abbiamo a disposizione più spazio di archiviazione e macchine più potenti per la codifica e la decodifica.

I CODEC piu´comuni sono:

H.264 (MPEG.4 AVC)

È uno tra i più supportati ed utilizzati. Usa una compressione lossy e rispetto al vecchio MPEG-2 è molto più efficace.

H.265

È il successore di H.264, denominato anche con la sigla HEVC (High Efficiency Video Coding). Offre una compressione che è circa doppia rispetto a quella di H.264: in sostanza un file compresso con questo standard peserà circa la metà di uno compresso in H.264.
Per contro, però, richiede molto più risorse al computer per essere decodificato (circa il triplo).

WMV

È una famiglia di codec proprietari di Microsoft, pensata inizialmente per lo streaming video e poi usa su DVD e simili.

ProRes

Altra famiglia di codec, questa volta sviluppati da Apple, che nasce come formato intermedio per la lavorazione dei file su programmi come Final Cut, ma che è stata adottata anche dai produttori di camere di medio e alto livello grazie alla sua diffusione. In questo gruppo ci sono sia codec con compressione lossy che lossless.

VP9 (e precedenti)

È il codec usato su YouTube, sviluppato da Google.

Profilo colore

Un profilo colore è un insieme di dati che caratterizza o un dispositivo come un proiettore o uno spazio di colore.

La maggior parte dei profili colore sono nella forma di un profilo ICC, che è un piccolo file con un’estensione file .ICC o .ICM.

È possibile integrare i profili colore all’interno di immagini per specificare la gamma cromatica dei dati così da assicurare che gli utenti vedano gli stessi colori su dispositivi diversi.

Una delle caratteristiche innovative della videocamera montata sul Mavik 2 Pro e´ quella di poter impostare un CODEC H.265 con profilo colore DlogM

Il profilo colore DlogM consente registrazioni a 10bit generando file paragonabili a un file RAW di una fotocamera; questi file risulteranno piatti, scialbi privi di contrasto, ma ricchi di dettagli (e quindi con un peso in Mb molto superiore). Sono  file che non potranno essere utilizzati come tali ma richiedono inevitabilmente una fase di Post-Produzione.

Post-Produzione

Come detto in precedenza, i file cosi ottenuti devono essere “lavorati” con un software di editing video:

Adobe Premiere pro CC (per Windows) [NB: alla release attuale Davinci Resolve non gestisce i file H.265].

Final Cut (per Mac)

Ma il solo software purtroppo non e´ sufficiente; per gestire tutta questa mole di dati e´richiesto anche un computer molto performante; tendenzialmente potremmo dire un processore Intel i7, una scheda grafica da gaming, almeno 16Gb di ram e un HD con velocita´ trasferimento dati elevata (SSD o a 7200 rpm con cache alta).
Come puoi immaginare un computer costoso.

Partendo dal presupposto di avere corredo software e hardware adatto, dobbiamo ora procedere alla fase di Color correction per poter “tirar fuori” dal file grezzo, i colori e contrasti che in esso si celano.

Se sei esperto in questo campo, potrai operare manualmente tutte le correzioni per ottenere un risultato finale di tuo gradimento; se invece non sai come fare puoi reperire in rete i LUTS, che altro non sono che dei preset realizzati da esperti del settore, che ti permetteranno in pochi click di ottenere risultati cinematografici (ovviamente sono a pagamento); ne esistono per i droni DJI o per le diverse action cam (principalmente per GoPro).

La stesa DJI ha rilasciato un LUTS (gratuito) da applicare al filmato (Qui).

ATTENZIONE

La registrazione con profilo colore DLogM (sia per quanto riguarda foto che video) comporta un effetto di distorsione laterale (ai bordi dell´ immagine); per poter rimediare a questo problema si deve ricorrere a software di editing:

per la fotografia si deve utilizzare Adobe Lightroom (la correzione verra´ eseguita in modo automatico in fase di importazione della fotografia)

per i video Adobe Premiere Pro CC eseguira´ automaticamente la correzione (si dovra´ solo indicare il formato in cui e´ stato registrato il video), mentre per gli utenti di Final Cut e Davinci Resolve la correzione andra´ fatta manualmente secondo le specifiche indicate da DJI.

Ed infine vediamo in questa videoguida come settare tutti i parametri all´interno dell´App DJI Go 4

Indice

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